Sporco Lobbista – Il blog di Fabio Bistoncini

Pubblicato da il 07/12/2011 & archiviato in Lobbying

Dio c’è. E lavora al Congresso

Sono più di 200 i gruppi di pressione a tema religioso attivi al Congresso. Fanno lobbying in rappresentanza di etnie e credo diversi, dagli israeliani ai cattolici, e spendono quasi 300 milioni di euro l’anno per perorare le loro cause. Private o pubbliche che siano: dall’aborto alla riduzione del debito nel mondo.

Portano il loro messaggio in tema di aborto, ma anche di immigrazione. Discutono con i membri del Parlamento su tutto ciò che implichi, a livello legislativo, anche una posizione morale. Sono i gruppi di pressione religiosi, quel “nuovo” settore del lobbying che nell’ultimo secolo di storia americana è fiorito particolarmente. Alla fine del 1800 erano appena due i gruppi attivi; negli ultimi 40 anni invece, sono più che quadruplicati: dal1970 aoggi sono passati da 40 a 212, impiegando mille persone e investendo in pressione sui temi religiosi per i diversi credo rappresentati fino a 390 milioni di dollari all’anno (291 milioni di euro).

I temi che trattano e l’estensione dell’elettorato che rappresentano sono i loro punti di forza. Intanto perché si occupano potenzialmente di tutto ciò che può passare sotto al cappello di “questione morale”. La ricerca appena pubblicata di Pew Research Center’s Forum on Religion & Public Life che ha fatto i conti in tasca alla lobby dei religiosi al Congresso, ha contato azioni su circa 300 temi diversi l’anno. Si spazia dalla bioetica, all’aborto, ai matrimoni dello stesso sesso, all’economia e al trattamento degli indigenti, fino alla grande questione delle diaspore, dell’allargamento dell’immigrazione da tutto il mondo delle varie religioni rappresentate. E proprio la loro dimensione globale fa la differenza rispetto al passato: 50 anni fa i gruppi religiosi erano interessati a temi locali, circoscritti, oggi invece difendono interessi soprattutto internazionali, in cui è la politica estera a dettare l’agenda.

Le cause per cui si spende di più, comunque, sono quelle legate alla persona e alla famiglia a livello nazionale e ai diritti umani a livello internazionale. Tra i primi, in agenda vi sono argomenti come la difesa delle minoranze religiose, etniche, linguistiche; i rapporti stato-chiesa; la bioetica e l’aborto, ma anche l’eutanasia; e ovviamente la famiglia (violenze domestiche, regole all’interno del matrimonio e unioni tra omosessuali). Non a caso nell’ultimo anno il gruppo che ha aumentato maggiormente la sua spesa si definisce religioso (ma non appartiene ad alcun credo specifico) ed è il National Organization for Marriage: fondato nel 2007, è a Washington dal 2009 con un budget annuale di 8,6 milioni di dollari e svolge la sua azione di lobbying al Congresso per la legalizzazione di unioni civili e matrimoni dello stesso sesso in tutti gli stati.

A livello internazionale invece, un quinto dei gruppi religiosi ha a che fare con le libertà religiose in tutto il mondo, oltre a lavorare sull’affermazione dei diritti umani delle minoranze, la riduzione del debito, e in generale a dichiararsi tutti impegnati sui temi di pace e democrazia.

Il gruppo religioso più potente è quello israeliano: si chiama Aipac, American Israel Public Affair Committee e solo nel 2008, per esempio, ha investito in lobbying circa 88 milioni di dollari. Secondi per entità di spesa sono invece i cattolici, attraverso la Conferenza episcopale americana (United States Conference of Catholic Bishops) guidata da Timothy Dolan, arcivescovo di New York. Solo nel 2009 l’episcopato avrebbe speso 26 milioni di dollari per portare avanti le istanze più conservatrici, in linea peraltro con quanto dettato dal nuovo Papa Ratzinger. A seguire, gli altri credo e altri gruppi: terzo posto per il Family Research Council, appartenente all’estrema destra cattolica americana, quarto per la lobby ebraica dell’American Jewish Committee, quinto per Concerned Women for America (destra conservatrice cattolica, in lotta contro l’aborto).

Dal punto di vista strettamente religioso invece, i credo rappresentati al Congresso sono per un quinto di matrice romano-cattolica, altrettanto spazio è riservato agli evangelico-protestanti, il 12 per cento è ebraico e l’8 per cento protestante. Vi sono poi molti gruppi minori, che hanno uno o più organizzazioni attive al Congresso, come i buddisti, gli indu, i sikh, fino a una ultima categoria di “gruppi interreligiosi”. Circa cinquanta, lavorano su singoli temi (come il matrimonio omosessuale) abbracciando il pensiero di diverse religioni insieme.

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