Sporco Lobbista – Il blog di Fabio Bistoncini

Pubblicato da Fabio Bistoncini il 02/09/2015 & archiviato in In evidenza, Politica

Post vacanze

Dopo quasi un mese di silenzio torno a questo blog.

Durante la pausa estiva, infatti, per una serie di straordinarie inefficienze tecnologiche, sono quasi sempre rimasto offline. Eppure ero in Umbria non in qualche luogo particolarmente lontano…

Dopo i primi 4/5 giorni di nervosismo crescente, dovuto alla connessione lenta e “ballerina” unita alla sensazione di essere fuori dal mondo, mi sono rassegnato… Dieta digitale e riscoperta di vecchie abitudini quasi dimenticate: giornali cartacei e prima lettura ai tavolini del bar del paese.

Tra le tante notizie che meritano un approfondimento c’è questo interessante articolo della Reuters dal titolo autoesplicativo:

Why reforms don’t work so well in Italy

In estrema sintesi:

negli ultimi 20 anni, in Italia, i vari Governi hanno prodotto più o meno:

4 riforme del mercato del lavoro;

3 della pubblica amministrazione;

3 del sistema scolastico.

Nonostante questi sforzi, che sulla carta sono senza dubbio rilevanti, le cose non sono poi cambiate di molto se è vero che il gap con gli altri Paesi d’Europa (in termini di crescita economica, competitività del Paese, capacità di attrarre investimenti dall’estero, qualità della formazione scolastica) non si è ridotto.

E quindi quali sono le cause che frenano l’impatto delle riforme?

La prima è perfettemenete nota tra gli “addetti ai lavori”: la non applicazione delle riforme approvate. Spesso infatti la normativa di “secondo grado”, quella che rende esecutivi i principi e le misure contenuti nella normativa di rango primario, non viene definitivamente deliberata. Rimane bloccata dall’inerzia della burocrazia ed, evidentemente, dall’assenza di una chiara sollecitazione politica.

E’ sempre stato così. Per questo, a volte, il dibattito sull’efficacia o meno di una riforma è assolutamente pretestuoso. Perché spesso “quella riforma” non ha dispiegato completamente i propri effetti dal momento che parti di essa non sono mai stese rese esecutive.

Secondo aspetto: la frammentazione dei poteri tra Stato ed Enti Locali (Regioni e Comuni). Che determina, secondo i commentatori intervistati nell’articolo, un aumento delle diseguaglianze territoriali ed una serie di ostacoli al dispiegamento delle riforme previste a livello centrale.

Terzo: i diritti acquisiti. E cioè quasiasi modifica dello status quo si scontra con chi vuole mantenere la situazione (normativa) inalterata perché i cambiamento rischia di far perdere privilegi e rendite di posizione.

Ma alla fine la chiave di tutto è una quella di una mancanza di una chiara visione politica e di un cambiamento radicale nell’affrontare i problemi.

Sottolinea Vito Tanzi, l’economista  che per quasi venti anni è stato direttore del Dipartimento per le Politiche fiscali, una delle più influenti direzioni del Fondo monetario internazionale e che ha vissuto una breve e non felice esperienza politica come sottosegretario all’Economia nel Governo Berlusconi:

“Italy needs a cultural, political and administrative revolution,” he said. “The idea this can be achieved by more budget flexibility and using the same models as used in the past, with some small adaptations, would be a tragic illusion.”

Il problema è capire se l’attuale Governo Renzi è in grado di compiere questo salto.

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