Sporco Lobbista – Il blog di Fabio Bistoncini

Pubblicato da Fabio Bistoncini il 18/07/2013 & archiviato in In evidenza, Lobbying

Migliore e lo studio del lobbying

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Gennaro Migliore è un giovane navigato parlamentare di SEL, capogruppo alla Camera dei Deputati.

Martedì scorso ha presentato una mozione sull’istituzione di una commissione di studio sulle fondazioni legate alla politica nonchè sull’attività dei gruppi di pressione.

Il tema è certamente interessante, ma l’approccio ci sembra “vetero”, focalizzandosi esclusivamente sugli aspetti economici dell’attività dei gruppi d’interesse.

Ma poi, ha senso instituire una commissione di studio quando gli elementi sono palesi, conosciuti e già approfonditi?

Il testo comunque è qui sotto.

 

La Camera,
premesso che:
negli ultimi anni il tema del finanziamento della politica e della trasparenza nella gestione economica dei partiti è stato oggetto di un vivace dibattito nel Paese;
sul tema, da parte della Commissione parlamentare competente, è in corso l’esame di proposte di legge di revisione della normativa; tra queste, una di iniziativa governativa, orientata al passaggio da una contribuzione diretta ad una indiretta di finanziamento pubblico ai partiti politici;
in attesa del completamento dell’iter legislativo delle proposte di revisione normativa, si ipotizzano provvedimenti temporanei a carattere parziale;
in particolare, l’opinione pubblica ha sollevato la necessità di sottoporre i partiti politici e i gruppi parlamentari, nonché i gruppi consiliari, a controlli stringenti, onde evitare che le risorse statali siano utilizzate per fini non consoni o addirittura illeciti;
la necessità di ridurre i costi della politica, come quella di aumentare la trasparenza dei bilanci e della vita democratica dei partiti, è andata di pari passo alla richiesta di vigilare sulle fondazioni politiche che, spesso, diventano il fulcro di importanti approfondimenti, progetti e studi finanziati da rilevanti aziende pubbliche e private e da istituzioni finanziarie, nonché alla volontà di chiarire le modalità con le quali le lobby e i gruppi di pressione intervengono sui rappresentanti politici e sulle formazioni partitiche al fine di condizionarne le scelte;
per tale motivo, il Governo sta discutendo in questi giorni l’approvazione di un disegno di legge che disciplini l’attività di lobbying, tenuto conto, come dichiarato dal Presidente del Consiglio dei ministri, delle modalità di regolamentazione del fenomeno da parte delle legislazioni di altri Paesi europei;
sul tema del finanziamento pubblico, affrontato in Italia con ritardo, è intervenuta la legge n. 96 del 2012 che, nel dimezzare il fondo precedentemente previsto, ha raccolto le raccomandazioni del Greco (Gruppo di Stati contro la corruzione);
tale legge produrrà i suoi pieni effetti soltanto dall’esercizio economico in corso. Sussiste ancora, tuttavia, una significativa lacuna normativa in relazione alla regolamentazione delle fondazioni legate alla politica e dell’attività dei gruppi di pressione, invece prevista in tutte le più importanti democrazie europee;
il finanziamento della politica e la regolamentazione dell’attività di lobbying costituiscono garanzia innanzitutto di indipendenza e democrazia, permettendo che ad accedere alla gestione della cosa pubblica siano tutti i cittadini, a prescindere dalle condizioni reddituali, così come stabilito dalla Costituzione;
tutti i Paesi europei prevedono forme di finanziamento pubblico della politica, anche in misura superiore rispetto a quella prevista dalla legislazione vigente in Italia;
il Parlamento europeo a settembre 2013 approverà un regolamento sul finanziamento dei partiti e delle fondazioni politiche europee, rispetto al quale la I Commissione (Affari costituzionali) della Camera dei deputati, nella XVI legislatura, ha espresso parere favorevole;
anche il Comitato dei saggi, istituito in data 30 marzo 2013 dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nella relazione finale sul tema delle riforme, sosteneva che: «il finanziamento pubblico delle attività politiche, in forma adeguata e con verificabilità delle singole spese, costituisce un fattore ineliminabile per la correttezza della competizione democratica e per evitare che le ricchezze private possano condizionare impropriamente l’attività politica»,

impegna il Governo

in luogo di provvedimenti temporanei e parziali e nell’attesa dell’approvazione definitiva di nuove norme sul tema del finanziamento delle attività politiche, nonché in vista della proposta governativa sul tema delle lobby, ad istituire una commissione di studio che approfondisca la materia del finanziamento della politica, del funzionamento e del finanziamento delle fondazioni legate alla politica, nonché dell’attività dei gruppi di pressione, con particolare riguardo a quanto previsto dalla legislazione degli altri Paesi europei, e che presenti una relazione finale al Parlamento entro tre mesi dalla sua istituzione.
(1-00145) «Migliore, Boccadutri, Pilozzi».

 

 

 

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