Sporco Lobbista – Il blog di Fabio Bistoncini

Pubblicato da Fabio Bistoncini il 06/08/2013 & archiviato in In evidenza, Politica

Bezos e il Washington Post

E così Jeff Bezos, fondatore e amministratore delegato di Amazon, ha acquistato il Washington Post.

Per la modica somma di 250 milioni di dollari, pagati attingendo al suo patrimonio personale.

A vendere la famiglia la famiglia Graham, una delle icone delle dinastie americane nel campo dell’editoria.

E già per questo, la vendita di quello che è considerato uno dei più autorevoli quotidiani politici, assume un valore simbolico.

Il nuovo “mondo” digitalizzato internettiano, rappresentato da Bezos, acquista uno dei prodotti più “old style”.

Il nuovo proprietario ha assicurato che non cambierà la linea editoriale nè che seguirà il quotidiano lavoro della redazione.

I am happily living in ‘the other Washington’ where I have a day job that I love.

Molti commentatori si stanno chiedendo le reali ragioni dell’acquisizione.

Dal punto di vista economico sarà difficile un ritorno, in tempi rapidi, dell’investimento. Anzi.

Più interessanti sono semmai i risvolti politici.

E’ forse un caso che l’annuncio dell’acquisizione sia stato fatto a pochi giorni di distanza dalla visita del Presidente Obama ad un enorme centro logistico Amazon in Tennessee?

Quindi quale sarà l’impatto delle opinioni di Bezos, al di là delle sue dichiarazioni, sulle posizioni del Post?

Ad esempio il nuovo CEO, e sua moglie, sono strenui sostenitori dei matrimoni tra persone dello stesso sesso, al tal punto da investire 2.5 milioni di dollari per finanziare un referendum che li legalizzasse nello stato di Washington.

L’approccio del giornale invece, è sempre stato di sostegno moderato alle istanze omesessuali.

Amazon inoltre è stata inoltre coinvolta in alcuni casi antitrust (uno degli ultimi sul prezzo degli ebook).

Il Washington Post sarà utilizzato come strumento di sensibilizzazione del decisore pubblico su questi ed altri temi cari a Bezos?

Difficile, conoscendo l’attenzione con cui gli americani interpretano il principio dell’autonomia dei giornalisti.

Ma possibile.

Staremo a vedere.

 

 

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