Sporco Lobbista – Il blog di Fabio Bistoncini

Pubblicato da Fabio Bistoncini il 02/10/2013 & archiviato in In evidenza, Politica

Psicodramma

In questi giorni ho preferito NON scrivere nulla.

Troppa confusione, troppa irrazionalità.

Per dirne una. Ieri mattina da Milano mi confronto telefonicamente con uno dei più stretti collaboratori di un Ministro PDL.

Ormai si sentono fuori dal Governo, con rammarico. La battaglia diventerà tutta politica all’interno del partito. Quindi fine del Governo delle larghe intese, al massimo un esecutivo per fare la legge di stabilità e poi al voto a gennaio/febbraio.

Chiudo la telefonata e mando un sms ad un giornalista politico “di punta” di uno dei più importanti quotidiani italiani, prospetandogli lo scenario appena delineato.

Mi risponde subito dicendo che mancano ancora 24 ore al voto. Un lasso di tempo enorme per questa politica.

Ieri sera i giochi invece sono fatti.

Berlusconi conferma il NO al Governo Letta, Alfano prepara una “scissione” con quei parlamentari che vogliono mantenere in vita l’esperienza di Governo, il Presidente del Consiglio respinge le dimissioni dei Ministri PDL.

Nel pomeriggio aveva incontrato Matteo Renzi, il più accreditato contendente alla segreteria del PD, probabile futuro candidato premier. L’obiettivo è chiaro. Mantenere un “pax” interna al partito e assicurarsi un sostegno per tutto il 2014. Un sostegno ad un governo “deberlusconizzato”.

A suggello del tutto il siparietto, da Ballarò, con il direttore de Il Giornale Alessandro Sallusti che litiga in malo modo con uno degli esponenti del PDL che stanno meditando la scissione: Fabrizio Cicchitto. Il termine più gentile è “traditori”.

Questa mattina pare che tutto proceda secondo i binari. Al Senato il premier pronuncia un discorso equilibrato ma fermo nella sostanza. Sandro Bondi parla a nome del PDL attaccando a testa bassa Letta e il suo Governo.

Poi a fine mattina parla Silvio Berlusconi e annuncia il “sofferto” voto di fiducia all’esecutivo.

Tanto rumore per nulla, dunque?

No.

Qualcosa è cambiato nel nostro sistema politico.

Al netto dell’ultimo tatticismo berlusconiano: voto di fiducia in extremis per evitare di essere ininfluente, dal momento che la conta dei senatori fedeli stava prendendo una piega poco felice.

Il leader di Arcore subisce un cocente sconfita. Nel giro di una settimana si è giocato tutte le carte a disposizione: dimissioni in massa dei Parlamentari, dei Ministri, poi solo dei Ministri, voto di sfiducia, attacco frontale contro il Presidente del Consiglio prima e contro il Capo dello Stato poi.

Nessuna ha sortito l’effetto desiderato che era quello di andare alle urne a novembre.

Non solo, ma la scissione, pare, stia andando avanti. In questi minuti, alla Camera, è in via di costituzione un gruppo parlamentare autonomo, distinto dal PDL. Un altro schiaffo, duro, al padre padrone del Partito.

E forse, per la prima volta dalla sua discesa in campo, Silvio Berlusconi deve prendere atto che la sua leadership non è più sufficiente a tenere insieme anime e visioni distinte di un gruppo dirigente formato da persone che spesso sono incompatibili tra loro.

Per lessico, storia politica e personale.

L’unica salvezza politica per Berlusconi era il ricorso immediato alle urne. Avviare cioè una campagna elettorale da”ultima spiaggia” (lui, su questo, è il numero uno), ottenere un pareggio e contrattare da posizioni di forza il proprio destino.

Non ha funzionato. Anzi si è chiuso da solo in un cul de sac senza uscite di sicurezza.

Errori di strategia, di calcolo. Appannamento. Stanchezza. Incapacità di leggere il crescente malcontento per l’incertezza ondivaga a cui ha costretto il suo partito a partire dalla sentenza della Cassazione.

E’ presto per dire che oggi comincia a chiudersi un’era politica. Ma i segnali ci sono tutti.

Quali poi potranno essere le ripercussioni all’interno del PD e degli altri partiti non è dato sapere.

Ma è evidente che oggi abbiamo un Berlusconi molto più debole. Con meno parlamentari, con chi gli è rimasto fedele spiazzato dal repentino cambiamento tattico, e che dovrà affrontare prima o poi il problema della decadenza dal Senato e dell’affidamento ai servizi sociali.

 

 

Post correlati

2 commenti a Psicodramma

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

*