Negli ultimi mesi Raffaele Fitto è riuscito a ritagliarsi uno spazio di visibilità autonomo all’interno di Forza Italia.
Il suo dissenso nei confronti delle decisioni berlusconiane lo ha fatto diventare il punto di riferimento di molti parlamentari e dirigenti nazionali e locali, preoccupati per un partito che rischia di essere schiacciato dalla manovra a tenaglia dei due Mattei:
– Salvini a destra;
– Renzi a sinistra.
Questo movimentismo ha ovviamente disturbato non poco Silvio Berlusconi, mai troppo incline a considerare il dissenso interno una risorsa.
Anche per questo motivo Forza Italia, a dicembre, ha più volte offerto a Fitto la candidatura per concorrere alla Presidenza della sua Regione, la Puglia.
Candidatura che Fitto ha respinto con fermezza sapendo bene che accettandola ha tutto da perdere e nulla da guadagnare.
1) se viene sconfitto subisce un irreparabile danno politico;
2) se vince, la sua Regione diventa una sorta di esilio dorato.
Le sue ambizioni vanno al di là di Bari e il buon successo personale alle elezioni europee, da questo punto di vista, lo conforta.
La sconfitta subita dal partito nella vicenda del Quirinale e la conseguente rottura del c.d. Patto del Nazareno, hanno portato lo scontro politico all’interno di Forza Italia ai massimi livelli.
Una vera e propria guerra tra correnti, dirigenti, pezzi di partito che si qualificano per il “grado” di fedeltà all’anziano leader di Arcore.
Fino a quando, due giorni fa, Berlusconi ha rotto gli indugi e ha ripreso in mano il pallino rinnovando la fiducia agli attuali vertici del partito e imponendo a Fitto un aut aut: quindici giorni di tempo per decidere da che parte stare.
Insomma un “dentro o fuori” che ricorda tanto quanto già accaduto in passato con Gianfranco Fini.
Perchè le regionali si avvicinano e Forza Italia non può permettersi una debacle.
In Veneto il partito è “obbligato” a sostenere il candidato della Lega (che salvo sorprese dovrebbe essere il Governatore uscente Luca Zaia), Liguria, Toscana, Umbria, Marche sono date per perse.
Rimangono Puglia (battaglia difficilissima) e Campania, l’unica regione dove resiste il Governatore azzurro Stefano Caldoro. Che qualche chance di riconferma (vista la situazione disastrata del PD campano) ce la potrebbe avere.
Adesso il cerino acceso è passato allo stesso Fitto a ai suoi 30/40 parlamentari che devono decidere cosa fare.
Piegarsi al diktat berlusconiano e quindi limitarsi ad una battaglia di testimonianza all’interno del partito oppure abbandonarlo verso un destino incerto e fumoso?

Lascia un commento