Sporco Lobbista – Il blog di Fabio Bistoncini

Pubblicato da Fabio Bistoncini il 19/03/2015 & archiviato in In evidenza, Lobbying

La crisi dell’MPAA

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Qualche giorno fa The Hollywood Report ha pubblicato un interessante articolo sulla crisi che sta attraversando la MPAA (Motion Picture Association), il gruppo d’interesse che riunisce le più potenti major del cinema americano.

Fino a pochi anni fa era una delle più potenti lobbies capace di condizionare le scelte e gli atteggiamenti del sistema decisionale statunitense. Presente su ogni dossier, un ufficio a Washington costituito da professionisti altamente qualificati sotto la guida di Jack Valenti, una leggenda nel nostro settore.

Ora la situazione è completamente cambiata.

Paralizzata dai conflitti tra i suoi soci (Walt Disney, Paramount, Sony, Twentieth Century Fox, Universal, e Warner Bros) l’MPAA ha perso gradualmente potere, ma soprattutto ruolo e funzione.

Infatti la governance interna prevede che le decisioni debbano essere prese all’unanimità.

Ma questa impostazione poteva andare bene quando i confini del mercato di riferimento (e la conseguente competizione tra i soci) erano più chiari e definiti.

L’avvento del digitale, le acquisizioni e concentrazioni tra i player del settore che  hanno creato delle conglomerate che non producono più solo contenuti ma sono, sempre più spesso, dotate di piattaforme per la loro distribuzione, hanno ridefinito lo scenario rendendolo più confuso, meno distinto, con interessi spesso contrastanti all’interno dei singoli gruppi.

E così l’MPAA è spesso diventata “afona”, relegandosi a giocare un ruolo da comprimario nelle varie arene di policies.

Neanche la decisione (marzo 2011) di nominare CEO dell’Associazione il potententissimo ex senatore Christopher Dodd, che per 36 ha rappresentato lo Stato del Connecticut al Congresso, ha invertito la tendenza.

I funzionari dell’MPAA e lo stesso Dodd sono ormai più impegnati a mediare tra le posizioni dei soci alla ricerca di un punto di equilibrio che a svolgere una vera e propria attività di lobbying.

Così si spiega l’incapacità dell’Associazione di intervenire in modo efficace su uno più importante dossier attualmente in discussione: quello della Net Neutrality.

Oppure l’assenza di qualsiasi iniziativa nel caso che ha coinvolto il film della Disney “The Interview”, con conseguente presunto attacco informatico da parte della Corea del Nord ed intervento dello stesso Barack Obama.

Insomma l’MPAA appare sempre più inefficace, inerte, ripiegata su se stessa, con una capacità d’azione molto limitata.

Anche se la struttura ed il budget sono rimasti gli stessi dei tempi d’oro: 120 milioni di dollari all’anno, più di 70 dipendenti, un esercito di consulenti e fornitori.

Per questo l’Associazione e i suoi membri sono arrivati ad un bivio: trasformarsi per non morire.

Il bivio che si trovano davanti molti organismi di rappresentanza.

Non solo in America.

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