Ieri, il Sole 24 Ore ha ospitato un’interessante articolo del prof. Sergio Fabbrini (Direttore della School of Government della LUISS) sulla necessità di ripensare la forma organizzativa e il ruolo dei partiti politici.
Una vera e propria emergenza, secondo Fabbrini, che deve essere affrontata con strumenti adeguati e, aggiungo io, con un minimo di razionalità.
I motivi sono sostanzialmente tre.
1) L’art. 49 della Costituzione è ancora lettera morta. Non è un caso, a mio avviso. Disciplinare per legge i partiti significa porre loro dei limiti. Molto meglio allora continuare a parlare di grandi riforme (costituzionali e non) che affrontare uno dei nodi cruciali del nostro sistema democratico.
2) I partiti attuali stanno vivendo un’emergenza organizzativa. A cui, secondo l’autore, si cerca di rispondere con un ritorno al passato. A sinistra rispolverando, sia pure in maniera edulcorata, il modello PCI: partito strutturato, guidato da un gruppo dirigente stabile (Fabbrini lo qualifica come “permanente”), che guarda soprattutto ai propri iscritti. Insomma la “ditta” di bersaniana memoria…. A destra si cerca disperatamente un nuovo Berlusconi che rifondi, con il suo carisma e il suo patrimonio, un nuovo partito leaderistico. Peccato che di Berlusconi ce ne è uno solo. Difficile clonarlo.
3) Emergenza istituzionale. Una democrazia competitiva non può funzionare se i partiti stessi non sono internamente competitivi. Che, banalmente, significa che anche ai partiti si dovrebbe applicare la regola base di qualsiasi democrazia: le decisioni devono essere prese a maggioranza e queste dovrebbero essere poi rispettate da tutti.
La proposta di Fabbrini è quella di un partito elettorale e multilivello.
Che nel concreto significa un partito con un leader, un programma e una squadra di governo. Che si candida a guidare il Paese. Se vince governa, se perde controlla, dall’opposizione, chi governa.
Il connotato del multilivello è in funzione della prospettata riforma costituzionale che dovrebbe trasformare il Senato in una Camera delle Autonomie.
Quindi una leadership nazionale, una regionale e una locale. Elette attraverso primarie aperte, regolate per legge e controllate.
Con un patto programmato tra i vari livelli verificato a scadenza temporali ben definite.
Un sistema semplice, chiaro…e per questo di difficile attuazione!
Per maggiori dettagli l’articolo è qui.
Lascia un commento