Sporco Lobbista – Il blog di Fabio Bistoncini

Pubblicato da Fabio Bistoncini il 16/06/2015 & archiviato in In evidenza, Politica

Renzi 1 o Renzi 2 ?

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Oggi su La Stampa c’è un’intervista di Matteo Renzi a Massimo Gramellini sul voto delle amministrative e sull’insuccesso del PD.

Il tono è quello tipico, a cui siamo abituati. Secco, diretto, senza fronzoli.

L’analisi di Renzi è in parte condivisibile. In altri punti molto meno.

Dei vari passaggi che mi sono appuntato questi i più rilevanti:

La verità è che ormai la gente vota come le pare, sulla base della persona.

Giustissimo. Il voto di appartenenza, ideologico è ormai residuale in gran parte dell’elettorato. Servono candidature adeguate, all’altezza di rappresentare una proposta politica di governo: a livello nazionale, regionale, locale.

Il leader nazionale che “trascina” il voto delle amministrative non è mai esistito.

Resta il problema della selezione delle candidature.

E su questo punto Renzi afferma :

Una cosa è certa: le primarie sono in crisi. Dipendesse da me, la loro stagione sarebbe finita.

Non sono d’accordo.

E’ vero le primarie sono in crisi. Ma “rottamarle” non mi sembra una soluzione. Anche perché il metodo delle primarie appartiene al DNA del Partito democratico.

E sostituirle con che cosa? Con la cooptazione dall’alto come fanno gli altri partiti? Oppure ripristinando il vecchio metodo, di tradizione comunista, dove l’emersione delle leadership avveniva attraverso tanti piccoli passi a livello locale prima di approdare a posizioni di responsabilità nazionali?

Non bisogna dimenticare che, senza le primarie, Renzi non sarebbe mai diventato Presidente della Provincia, poi Sindaco di Firenze, poi leader del PD e, conseguentemente, Presidente del Consiglio.

Perché in Toscana, e poi a Roma, i vertici del Partito erano contro di lui. E’ stato il “popolo delle primarie” a sostenere le sue posizioni e la sua figura.

Altra affermazione:

Questo è un Paese moderato, vince chi occupa il centro. Con personalità.

Qui le idee mi sembrano alquanto confuse.

Ci sembrava ormai acquisito che la vecchia dicotomia destra/sinistra fosse superata.

E quindi l’ossessione del “centro” fosse anch’essa rottamata.

Renzi ha vinto le primarie, ed ha ottenuto un buon successo alle europee, perché è stato visto come “diverso”, “nuovo”, “altro” rispetto alle leadership democratiche precedenti.

E le persone, anche moderate, lo hanno premiato con il voto non perché lo consideravano di “centro” ma anzi per la “radicalità” di alcune proposte. Lo stesso meccanismo che negli anni passati ha premiato Berlusconi che spesso ha intercettato la voglia di cambiamento del Paese anche in segmenti elettorali a lui distanti.

Se l’elettore avesse bisogno del “centro” non si spiegherebbero i successi del Movimento 5 Stelle o della Lega.

Che incrementano i propri consensi con posizioni chiare, nette, “distintive”. Condivisibili o meno poco importa.

Insomma un’intervista, a mio avviso, con luci ed ombre.

Il testo è qui.

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