Sporco Lobbista – Il blog di Fabio Bistoncini

Pubblicato da Fabio Bistoncini il 29/07/2015 & archiviato in In evidenza, Politica

I verdiniani

(foto ANSA)

(foto ANSA)

E così è nato un nuovo gruppo parlamentare in Senato: Ala (Alleanza liberalpopolare – autonomie). Meglio noto come i “verdiniani”.

L’iniziativa infatti è di Denis Verdini, per molti anni punto di riferimento politico ed organizzativo di Forza Italia.

Le voci e i rumor si rincorrevano già da tempo.

Le simpatie di Verdini per l’attuale premier Matteo Renzi sono note: non è un caso che lo stesso Verdini è stato il più forte sostenitore del Patto del Nazareno, l’accordo politico per le riforme istituzionali sancito tra PD e Forza Italia, nell’ormai famoso incontro nella sede del PD del gennaio 2014 tra Renzi e Berlusconi.

Come spesso accade le chiavi di lettura sono molteplici.

E quindi la mossa di Verdini può essere interpretata in diversi modi.

La prima è quella della semplice operazione di potere: un aiuto al Governo Renzi, che al Senato non gode di un’ampia maggioranza. In cambio di qualche favore più o meno nascosto.

La seconda è più politica: Verdini sostiene il Governo solo su quelle riforme già definite nel Patto del Nazareno. Giustificato dal fatto che Forza Italia si è ormai spostata su posizione eccessivamente oltranziste a traino della Lega di Matteo Salvini.

Quindi l’obiettivo del nuovo gruppo è sarebbe quello di trovare una nuova collocazione all’interno di un soggetto diverso da Forza Italia in vista di una ricostruzione di un centro moderato alternativo al PD.

L’ulteriore chiave di lettura (ma qui rientriamo nella fantapolitica) è che l’operazione non sia affatto sgradita a Berlusconi o che addirittura sia stata concordata a tavolino ad Arcore. In questo modo Forza Italia potrebbe rimanere serenamente all’opposizione ed il Governo verrebbe irrobustito da un pacchetto di voti parlamentari.

Il tempo dirà quale delle varie interpretazioni si rivelerà corretta.

Alcuni punti però sono certi:

1) Il Governo è un pochino più forte proprio al Senato dove la maggioranza era in bilico;

2) Il peso di interdizione della minoranza PD conseguentemente diminuisce;

3) Le prospettive di durata della legislatura si allungano verso la sua scadenza naturale (2018).

 

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