Sporco Lobbista – Il blog di Fabio Bistoncini

Pubblicato da Fabio Bistoncini il 25/02/2016 & archiviato in In evidenza, Politica

Unioni civili: abdicazione e contrappasso

Foto Mauro Scrobogna /LaPresse

Foto Mauro Scrobogna /LaPresse

Quindi stasera si chiude al Senato il tormentato iter della legge sulle Unioni Civili.

Il Governo Renzi, che aveva deciso di affrontare il tema lasciandolo esclusivamente nell’alveo parlamentare, ha presentato un maxi emendamento su cui ha posto il voto di fiducia.

In questi giorni e in queste ore si è assistito al proliferare di dichiarazioni, prese di posizione, twitter, sms.

E così sarà anche nei prossimi giorni.

Ma analizzando “tecnicamente” il dibattito che si è sviluppato e, sopratutto, il testo che verrà approvato alcune considerazioni possono essere fatte.

1) La scelta dell’iter. 

A mio avviso il Governo ha commesso un errore nel ritenere  che in Senato si sarebbero potute trovare le convergenze necessarie senza giocare un ruolo attivo, senza spendersi direttamente, insomma. Troppi i contrasti trasversali ai gruppi politici. Errore indotto anche dalla “minoranza” interna del PD, che riteneva che si potesse costruire un patto con i 5 Stelle. E che spesso si lamenta dell’invadenza del Governo su materie su cui il Parlamento dovrebbe mantenere una propria autonomia. Si è visto poi come andata a finire. Con il capogruppo dei 5 Stelle, Alberto Airola, che la sera aveva assicurato con un sms la relatrice PD del provvedimento, Monica Cirinnà, per poi fare marcia indietro il giorno dopo. In questo caso la tattica (acquisire visibilità mettendo in difficoltà il PD) ha prevalso sulla coerenza. Con il risultato che oggi, i 5 Stelle, saranno ininfluenti nel voto finale.

2) La fiducia.

Io la condivido. Se il Governo è costretto a metterci la faccia, vista l’inconcludenza dei gruppi parlamentari, allora la partita dove essere giocata fino in fondo. Un testo di compromesso, condiviso dalla maggioranza, su cui porre il voto di fiducia per richiamare tutti alle loro responsabilità.

3) Cosa contiene il maxi emendamento.

Di fatto contiene l’intero impianto normativo precedente in cui vengono riconosciuti alle unioni TUTTI i diritti del matrimonio.

Successioni, pensioni di reversibilità e altri trattamenti pensionistici, congedo matrimoniale, diritti di ricevere informazioni sullo stato di salute, decisioni in caso di decesso e donazione di organi, ecc. ecc.

Non c’è un’equiparazione completa tra gli istituti ma poco cambia nella sostanza.

Manca la possibilità di adottare il figlio di uno dei componenti dell’unione (stepchild adoption), diventata ormai una norma di bandiera, ma su questo torniamo più avanti.

4) Il contrappasso.

Quando il Governo ha deciso di intervenire e quindi trovare un compromesso tra le forze di maggioranza, l’NCD ha provato a chiedere ulteriori modifiche, oltre alla cancellazione della norma sulle adozioni.

L’ossessione di evitare qualsiasi equiparazione tra unione e matrimonio “tradizionale” ha generato una sorta di contrappasso. E cioè non si applicano  al regime delle unioni norme ormai desuete e del tutto ridicole.

Che sono, tra le altre:

la disciplina del Cognome. Nel matrimonio si applica il cognome dell’uomo. Nell’unione le parti decidono liberamente quale cognome adottare.

L’obbligo di fedeltà. Ancora previsto nel matrimonio ma giustamente tralasciato nelle unioni civili.

La separazione/divorzio. Nelle unioni civili avviene dopo tre mesi da una semplice dichiarazione resa davanti all’ufficiale di stato civile. Per il matrimonio il divorzio, anche quello breve,  prevede tempi molto più lunghi.

Alla fine l’istituto giuridico delle unioni è molto più moderno ed attuale rispetto a quello previsto per il matrimonio.

E, ragionando per paradossi, dovremmo essere noi, eterosessuali legati da un vincolo matrimoniale, a chiedere lo stesso regime di quello previsto dalle unioni civili!

5) La cancellazione delle adozioni.

Il maxi emendamento ha stralciato le adozioni. Grande vittoria quindi di tutti coloro riuniti attorno alle bandiere del “Family day”.

Ma… al comma 20 si legge “resta fermo quanto previsto e consentito in materia di adozione dalle norme vigenti”.

Un piccolo inciso che ha la funzione di  avallare un percorso giurisprudenziale ormai consolidato che riconosce anche alle coppie omosessuali  la possibilità che il genitore non biologico adotti il figlio, naturale o adottivo, del partner.

6) Abdicazione della politica

Che io si favorevole alla stepchild adoption è poco rilevante. Ritengo triste che la politica abbia deciso di non decidere.

Avrei perfino capito le ragioni di un voto contrario, una bocciatura della norma. Mi sarebbe dispiaciuto come cittadino ma almeno ci troveremmo di fronte ad una posizione chiara e inequivocabile.

Ancora una volta invece la politica lascia alla magistratura il compito di surrogarla. Ancora una volta si preferisce demandare ad altri scelte che spettano solo alla politica. Ma allora (ragionando per paradossi) se la politica non decide su questi temi, non definendo regole, norme e comportamenti che sostanziano il tessuto connettivo della nostra società….a che serve?

 

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