Sporco Lobbista – Il blog di Fabio Bistoncini

Pubblicato da Fabio Bistoncini il 02/03/2016 & archiviato in In evidenza, Politica

D’Alimonte su Renzi e Verdini

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Oggi, il Sole 24 Ore, pubblica un lucido (come sempre) articolo del Prof. Roberto D’Alimonte sulle recenti polemiche dell’entrata in modo stabile nella maggioranza governativa del gruppo di parlamentari guidati da Denis Verdini.

E sui paventati timori della minoranza democratica di un loro futuro ingresso nelle liste del PD, in compagnia di NCD.

L’approccio è il consueto. Si analizzano le “convenienze” politiche sulla base dell’attuale legge elettorale (Italicum).

Se il referendum confermativo della riforma costituzionale verrà approvato l’Italicum sarà il sistema con cui noi andremo a votare.

Un sistema che ha tre cardini:

– premio di maggioranza alla lista vincitrice;

– soglia di sbarramento al 3%;

– assenza di apparentamento tra liste tra primo e secondo turno.

Cosa emerge dall’analisi del Professor D’Alimonte?

Che un’eventuale entrata nella lista del PD di esponenti dell’area di centro, anche se non può essere esclusa a priori, non è elettoralmente conveniente.

Infatti, in questo caso, alla lista vincitrice (per esempio il PD) spetterebbero circa 340/350 seggi. Una trentina in più della soglia necessaria a governare in modo stabile (315). Si avrebbe una maggioranza poco coesa, composta dai centristi, minoranza dem e i renziani.

Inoltre non è detto che la presenza nella stessa lista di personalità così diverse sia un fattore aggregante in termini elettorali.

Anzi è più probabile che ci sarà una perdita di consensi a sinistra.

Insomma un casino.

Diverso se NCD e gli altri centristi si coalizzano e superano la soglia del 3%. In questo modo l’area potenzialmente a sostegno di un nuovo Governo Renzi si amplierebbe in termini di seggi.

E se, come probabile, si arrivasse ad un ballottaggio….è vero che la legge esclude apparentamenti tra primo e secondo turno ma è vero anche che le indicazioni di voto continuano ad avere il loro peso e significato.

Questa l’analisi ad oggi.

Ma la politica spesso non segue percorsi così razionali.

Soprattutto quella italiana.

 

 

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