Sporco Lobbista – Il blog di Fabio Bistoncini

Pubblicato da Fabio Bistoncini il 29/04/2016 & archiviato in In evidenza, Politica

La “svoltina” di Silvio

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Oggi, quasi tutti i giornali dedicano ampio spazio alla presunta “svolta” di Berlusconi che, a Roma, ha scelto di appoggiare il candidato civico Alfio Marchini, dopo aver convinto al ritiro il “suo” Bertolaso.

Editoriali, commenti, retroscena, virgolettati, dichiarazioni, ecc. ecc.

Con ardite considerazioni anche su possibili nuovi scenari politici nazionali, prefigurando un ipotetico “laboratorio Roma” come banco di test di alleanze future.

Dopo averci massacrato i timpani (eufemismo) con il c.d “modello Milano”. Dimenticando che i modelli, soprattutto quelli in salsa locale, mal si conciliano quando vengono estesi a livello nazionale.

Ora, molto più modestamente….

La partita è principalmente all’interno del campo del centro destra, dove si confrontano due visioni/proposte politiche. La prima è quella centrista moderata (Forza Italia ma anche NCD e Alleanza Popolare), l’altra è quella della destra sociale versione Le Pen. A Milano queste due visioni si coalizzano dietro un candidato esterno come Stefano Parisi. A Roma si dividono.

I c.d. “bene informati” sostengono che sia tutta una mossa studiata da mesi. Per capire quale, delle due versioni, sia quella elettoralmente competitiva.

A me sembra una fesseria. Perché il voto amministrativo rimane tale, con tutte le sue peculiarità locali. Certo può fornire alcuni spunti, riflessioni, dati ma non è un test scientifico.

Giusto un esempio: a Milano i 5 Stelle non sono competitivi. Neanche al primo turno. Sarà ballottaggio tra Sala e Parisi. A Roma invece è l’esatto opposto. Impossibile quindi confrontare i dati e “testare” coalizioni.

Una cosa è certa. Divisi si perde. Lo sanno tutti i soggetti coinvolti: Salvini, Meloni, Berlusconi, Marchini, ecc. ecc.

Quindi la partita romana deve essere letta in un’ottica diversa.

Berlusconi aveva scelto Marchini, un candidato perfetto. Moderato, fuori dai partiti, già in campo con un movimento/lista centrista, già testato in campagna elettorale, vicino ad alcuni gruppi d’interesse che nella capitale hanno ancora qualcosa da dire.

La scelta è stata però imposta agli alleati Salvini e Meloni, che l’hanno immediatamente sabotata.

Prima facendo finta di accettare un candidato alternativo, sempre proposto da Berlusconi, (Bertolaso) e poi decidendo che tale scelta non “scaldava i cuori” del popolo di destra.

A parte le dichiarazioni pubbliche, i motivi erano (e sono) evidenti. Con un candidato come Marchini i due giovani leader avrebbero dovuto silenziare le loro dichiarazioni e accodarsi in seconda fila.

Con uno come Bertolaso si riconosceva a Berlusconi una leadership che a Roma, dal punto di vista elettorale, non ha ragion d’essere. Almeno secondo loro.

La decisione “sofferta” (come tutte le decisioni politiche) della candidatura Meloni, ha avuto quindi l’obiettivo (raggiunto) di sparigliare carte che sembravano già date.

A quel punto a Berlusconi rimanevano tre opzioni:

1) insistere con Bertolaso. Che significava sottoporsi al rischio di perdere male, con Forza Italia al di sotto del 10%. E magari vedere una Meloni al ballottaggio con la Raggi o Giachetti… Un disastro elettorale e politico.

2) Andare con la Meloni. Ma a questo punto si rafforzava un candidato di destra destra, rendendo Forza Italia gregaria ad un progetto politico i cui contorni sono ancora sfumati e vaghi. E, soprattutto, accettare il principio che l’agenda fosse dettata da qualcun altro.

3) ritornare su Marchini. In grado di intercettare i voti di una parte di moderati che per anni erano stati il serbatoio di consensi di Forza Italia.  Il candidato quindi che non solo è in grado di fare “più male” alla Meloni ma che, se raggiungesse il ballottaggio anche grazie ai voti di Forza Italia, potrebbe giocarsela con qualsiasi altro sfidante: Raggi o Giachetti. Perché a quel punto la Meloni sarebbe esclusa proprio da Marchini. Doppia vittoria quindi.

E ci si sorprende se Berlusconi ha scelto questa opzione?

E si parla di “svolta”?

Di svolta si potrà parlare quando si definiranno, una volta per tutte, le strategie elettorali del centro destra.

Al massimo, quella di ieri, e stata una “svoltina”.

Importante per Roma dal momento che semplifica l’offerta elettorale. Ma tale rimane.

 

 

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