Sporco Lobbista – Il blog di Fabio Bistoncini

Pubblicato da Fabio Bistoncini il 09/05/2016 & archiviato in In evidenza, Lobbying

La lobby dei riparatori

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Oggi, su Il Manifesto, c’è un bellissimo articolo di Giorgio Ghiglione dedicato alla Repairs Association.

L’associazione che si batte per il riconoscimento del diritto “di aggiustare qualsiasi cosa”.

Sembra un problema da poco, ma leggendo l’articolo, molto ben scritto, si scopre un mondo per certi versi sconosciuto.

Nel corso degli anni, infatti, molti settori produttivi (dalle auto agli smartphone) hanno ottenuto delle legislazioni che, di fatto, impedivano qualsiasi intervento per ripristinare il funzionamento dei beni immessi sul mercato. A meno che non il riparatore non fosse espressamente autorizzato dagli stessi produttori e con l’obbligo ulteriore di utilizzare ricambi originali.

Con il conseguente rischio che il ciclo di vita di molti beni  fosse predeterminato dal produttore che aveva la possibilità o di rendere eccessivamente onerosa la riparazione oppure impossibile, evitando di produrre i pezzi di ricambio necessari o non fornendo i manuali per effettuarla.

Non solo ma il problema viene ingigantito dal momento che ormai moltissimi prodotti, di uso comune e quotidiano (per esempio lavatrici, frigoriferi, automobili) hanno componenti digitali. Che quindi li fanno ricomprendere nella normativa del Digital Millennium Copyright Act che rende illegale “aggirare una misura tecnologica che impedisce l’accesso all’opera protetta”-

Nata nel 2010 la Repair Association ha ottenuto qualche successo parziale, come ad esempio sette esenzioni al Digital Millenium Copyright Act.

Ma la battaglia, come spiega Gay Gordon Byrne, Direttore esecutivo dell’Associazione, è ancora molto lunga.

Anche perché, in mancanza di una legge federale, molto difficile da ottenere, i riparatori si stanno adoperando per riuscire ad inserire, nel legislazioni dei singoli Stati, il “diritto a riparare”.

Un compito arduo (l’associazione è presente in soli quattro Stati) che viene svolto con metodo di lavoro che la stessa Byrne sintetizza in questo modo.

Incontriamo un politico e gli chiediamo: “cosa dobbiamo fare per avere un disegno di legge nella tua legislatura”? Avuta la risposta, lavoriamo a una strategia e cerchiamo di raccogliere abbastanza soldi per assumere lobbista, perché molto difficile fare qualcosa senza un lobbista che lavori al tuo progetto full time. Il suo lavoro non è corrompere la gente ma essere i tuoi occhi e le tue orecchie. Deve dirti quando sono le scadenze e cosa bisogna fare se chi porta avanti la legge non è all’altezza del compito.

Chiaro e semplice.

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