Sporco Lobbista – Il blog di Fabio Bistoncini

Pubblicato da Fabio Bistoncini il 10/11/2016 & archiviato in In evidenza, Politica

Trump: Oh my God!

Donald Trump

Lascio ad altri, ai più esperti e conoscitori del sistema politico americano, le analisi dettagliate.

Mi permetto di segnalare questo post, molto ben fattodell’amico Gianluca Di Tommaso, con cui ho condiviso alcune considerazioni durante la notte delle elezioni e all’alba del mattino successivo.

Comincio con il dire che sono rimasto sorpreso. Come molti, immagino. Non tanto perché mi faccia influenzare dalle pagine esteri dei nostri principali quotidiani, impegnati da mesi a descrivere Trump come una macchietta ineleggibile.

Ma perché, ad esempio, alcune “autorità” dell’interpretazione dei sondaggi legandoli ai c.d. “big data”, che in passato si erano rivelati infallibili nel descrivere i cambiamenti delle intenzioni di voto degli americani…..hanno “cannato” clamorosamente.

Due su tutti:

Nate Silver e Nat Cohn.

Entrambi attribuivano una larga vittoria ad Hillary Clinton. Fino quasi alle 4 del mattino (ora nostra).

Per poi essere smentiti in modo inequivocabile.

Eppure avevo avuto modo di ascoltare le parole di un uomo vicino a Trump.

Lo scorso giugno avevamo infatti organizzato in FB & Associati questo evento.

Il Modello Trump_14 giugno_FB&Associati

E la “narrazione” (per usare un termine ormai di moda) era stata del tutto diversa.

Lombardi ci aveva spiegato emozioni, tensioni, aspettative e paure di un elettorato americano che non abbiamo mai più ritrovato da altre parti (articoli di giornali, riviste o trasmissioni televisive).

E che lasciavano intravedere che la partita non era chiusa, che Trump, pur espressione di un’elite economica ed imprenditoriale, era riuscito ad entrare in connessione con una parte dell’America che si sentiva esclusa dalla politica di Washington.

Il campo mediatico, in questi mesi, si è dimostrato univoco nel pronosticare una vittoria democratica basandola su sondaggi che fotografavano una realtà che tale non era.

E, a mio modesto avviso, i primi commenti di queste ore che spiegano quali gruppi etnici hanno votato per l’uno o per l’altro candidato, se non si basano su campioni rappresentativi dei voti REALMENTE espressi, rischiano di aggiungere errore ad errore.

Penso che per avere dei dati affidabili ci vorranno ancora settimane, quindi meglio aspettare.

Un collega americano, sollecitato a dare una sua spiegazione “a caldo”, ha risposto ieri in modo lapidario:

(1) An increasing distrust/hatred of perceived elites;
(2) a related lack of belief in any kind of truth, particularly anything that conflicts with preconceptions;
(3) growing unease about America’s role in global affairs and a desire to retreat to a simpler isolationist time;
(4) sexism; and 
(5) anger about political correctness when confronted with challenges that seem to directly threaten a way of life.

 

Non entro nel merito ma mi sembrano spunti di riflessioni interessanti.

Anche perché alcuni di questi non sono circoscritti agli Stati Uniti, ma rappresentano delle tendenze ormai consolidate in vari contesti politici, economici e sociali.

Altro aspetto.

 

Le ricerche sui consumi hanno raggiunto un livello di grande dettaglio e di affidabilità.

Ogni tanto mi capita di leggerne qualcuna commissionata dai miei clienti.

Sono impressionanti per la quantità di particolari che contengono. Con una segmentazione in “cluster” minuziosa e dettagliatissima.

Eppure le stesse metodologie applicate agli orientamenti politici si sono dimostrate meno affidabili.

A me sfuggono i motivi. Lo dico con grande onestà. Attendo avidamente risposte sensate.

 

 

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Un commento a Trump: Oh my God!

sabrina | #

Mi sono interrogata anche io sul perché degli errori dei sondaggi e dei big data. Una risposta, forse sbagliando, me la sono data. e ha a che fare con la natura dell’elettore e del personaggio politico, questioni che noi in italia conosciamo bene. per oltre 60 gli italiani hanno votato democrazia cristiana, ma se tu sentivi in giro, il sondaggismo non esisteva ancora, nessuno ammetteva di votare dc.
credo che l’elettore americano abbia preferito la dissimulazione piuttosto che l’ammissione (di colpa?). Da qui la sorprendente vittoria non prevista dai sondaggisti.
Per quanto riguarda il voto interclassista che ha intercettato Trump, anche questo è un tema che ha colpito molto i media e gli analisti, penso che la spiegazione sia semplice: negli Usa non c’è invidia sociale nei confronti di chi ha fatto i soldi, per dirla prosaicamente. In Italia, è ben diverso. Un ultraricco che si candida viene antropologicamente osteggiato per la sua opulente ricchezza. l’odio nei confronti di Berlusconi spesso era legato proprio al fatto che appartenesse a una minoranza di ultramiliardari che difficilmente, secondo la vulgata, fanno gli interessi delle classi meno abbienti. L’elezione di Trump una cosa di sicuro l’ha insegnata: l’elettore, anche quello più ‘semplice’, pragmatico e meno ideologizzato come come statunitense, non si fa più ‘infinocchiare’ dal politicamente corretto. Forse si sono stancati anche loro.
Con stima,
Sabrina Fantauzzi

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