Sporco Lobbista – Il blog di Fabio Bistoncini

Pubblicato da Fabio Bistoncini il 06/09/2012 & archiviato in Personale

Letture estive#2: Il vile agguato di Enrico Deaglio

Un libro difficile.

Non per lo stile, ma per il contenuto.

A 20 anni da quel 19 luglio, in cui il giudice Paolo Borsellino viene ammazzato con la sua scorta a Palermo, il libro con lucidità ripercorre l’evoluzione delle indagini, dei depistaggi, delle sentenze su quella morte “eccellente”.

La motivazione viene spiegata dallo stesso autore nei ringraziamenti finali:

Ho proposto questo libro a Feltrinelli nel febbraio scorso, colpito dall’oscenità raggiunta dopo vent’anni nell'”affaire Borsellino”. Innocenti condannati all’ergastolo, un pentito fabbricato tra lusinghe e torture, il più grande depistaggio della nostra storia, lo scempio che è stato fatto del cadavere di Paolo Borsellino, della nostra buona fede, della nostra intelligenza”.

Il libro non ha le presunzione di svelare chissà quali misteri. Mette solo in evidenza le contraddizioni, le omissioni nell’operato di quei settori e servizi dello Stato che avrebbero dovuto combattere la Cosa nostra.

Con un’attenzione particolare alla vicenda più inquietante: la trattativa (o meglio le trattative) tra carabinieri, polizia, servizi segreti e i mafiosi o personaggi vicini agli ambienti mafiosi (primo tra tutti l’ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino).

Borsellino, con il suo carisma e la sua intelligenza, non avrebbe mai accettato l’idea di uno Stato che scende a patti con la più importante organizzazione criminale del nostro Paese, contrattando un arresto eccellente o la cessazione degli attentati con la cancellazione del 41-bis o l’attenuazione di alcune condanne.

Non a caso la “trattativa” e le indagine relative ad essa è ritornata prepotentemente alla ribalta in queste ultime settimane, acuendo lo scontro tra magistratura e politica.

Un bel libro dunque. Che mi ha lasciato un senso di disagio. Ho la presunzione infatti di essere abbastanza informato sulla nostra storia recente eppure, mentre lo leggevo, mi sono reso conto di essermi perso molti pezzi per strada.


La ricerca della verità sul suo assassinio implicava un contributo di onestà che è stata soffocata. Difficile che si possa recuperare il temo perduto, perché ormai quella stessa ricerca della verità è strettamente connessa (i luoghi, i palazzi di giustizia, i contesti) con la ricerca delle ragioni della disonestà di chi doveva cercarla. E dunque, diventa un’impresa quasi impossibile.

 

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