Sporco Lobbista – Il blog di Fabio Bistoncini

Pubblicato da Fabio Bistoncini il 08/01/2013 & archiviato in In evidenza, Lobbying

Dopo Newtown (2)

Archiviato, con qualche affanno, l’accordo per evitare il fiscal cliff, la politica USA comincia dunque un nuovo anno di lavoro.

Tra i temi in agenda c’è quello della regolamentazione del possesso delle armi da fuoco che, dopo la strage di Newtown, è tornato prepotentemente  al centro del dibattito istituzionale e mediatico, a cui abbiamo dedicato un precedente post.

Sulla spinta dell’onda emotiva e sollecitato dalla componente liberal del suo partito,  il Presidente Obama ha istituito una task force guidata dal suo vice Joe Biden, con il compito di proporre politiche per modificare la legislazione attualmente in vigore.

Gli approcci possibili sono molteplici.

Chi sostiene la semplice riproposizione del modello Clinton del 1994; chi invece si richiama al modello “paternalistico” del sindaco di New York Michael Bloomberg, già impiegato nella “Grande Mela” per combattere il fumo.

Un combinato disposto di divieti (quello di fumare in luoghi pubblici), di alte aliquote fiscali sui prodotti (per disincentivarne l’acquisto) e di sostegno ai programmi e ai servizi per coloro che intendessero smettere di fumare.

Insomma le ipotesi in campo sono tante e variegate.

Che si scontreranno con una delle più potenti organizzazioni lobbistiche degli Stati Uniti, la National Rifle Association, che riunisce i produttori e i detentore di armi da fuoco.

Una struttura organizzativa impressionante, con 4 milioni e mezzo di iscritti, decine di lobbisti ed avvocati, budget cospicui, una presenza capillare in tutte le costituency elettorali.

Secondo il sito Opensecrets.org nel solo 2012 la NRA ha investito in attività di lobbying circa 2 milioni e duecentomila di dollari. Una cifra che non è troppo elevata rispetto agli standard americani. Ma a cui si devono aggiungere 18 milioni nella comunicazione svolta durante il ciclo elettorale 2011 e 2012. Soldi impiegati per sostenere  “suoi” candidati e per ostacolare l’elezione di coloro che avevano dimostrato di essere propensi ad una normativa restrittiva.

Wayne LaPierre, il grande capo della NRA, è sceso in campo, dopo qualche giorno di silenzio.

E ha subito mostrato qual’è la strategia che la sua organizzazione intende adottare nei prossimi mesi.

Che non è difensiva, tutt’altro. Ma anzi ripropone e rilancia le tesi della NRA.

Le armi non sono mai buone o cattive. Sono gli uomini che lo sono. E l’unico modo per “fermare un cattivo armato è una buona persona con una pistola”.

Il problema delle armi nelle scuole?

La NRA ha una sua proposta molto articolata: il National School Shield, un progetto per dare risorse e informazioni alle scuole che vogliono organizzare autonomamente la loro protezione, con l’aiuto, ovviamente, di consulenti della NRA. Insomma guardie armate in ogni singola scuola del Paese.

Semmai l’attenzione del legislatore dovrebbe spostarsi su altri prodotti che incentivano l’utilizzo improprio delle armi: indicando l’industria dell’entertainment, ed in particolare quella dei videogiochi violenti, come il vero nemico.

E poi un registro nazionale che individui le persone con disturbi mentali. Solo per questa categoria di persone (che LaPierre, con la delicatezza che gli è propria, ha definito “mostri”) si può pensare di limitare il diritto di possedere un’arma.

And he wants to create a federal registry with the names of all the mentally ill people in the U.S., as “we have a completely cracked mentally ill system that’s got these monsters walking the streets.”

Le prossime settimane/mesi saranno dunque cruciali per capire se l’eccidio di Newtown determinerà un “turning point” in questa delicata e controversa issue.

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