Sporco Lobbista – Il blog di Fabio Bistoncini

Pubblicato da Fabio Bistoncini il 17/07/2013 & archiviato in In evidenza, Politica

Sicurezza e politica estera

Ieri il Ministro Alfano ha spiegato in Parlamento la versione del Governo italiano su quello che è diventato il “caso Kazako”.

Non sta a me giudicare nel merito, ovviamente.

Non posso però non notare che ogni qualvolta si verifica un caso in cui si intersecano intelligence, politica estera e sicurezza, riusciamo a fare discreti casini.

Nell’inverno tra il 1998 e il 1999 il Governo D’Alema gestì malissimo il caso di Abdullah Ocalan, leader del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK). Spietato terrorista per la Turchia e qualche paese europeo, leader rivoluzionario e perseguitato politico per altri.

Ocalan entra in Italia non gradito. Con il Governo impreparato a gestire un caso internazionale, il nostro Paese esposto al boicottaggio della Turchia, paese alleato nella NATO.

Dopo 65 giorni le autorità italiane “convincono” Ocalan a lasciare il paese per il Kenya, dove verrà arrestato dai servizi segreti turchi.

Ironia della sorte, per tutto il periodo della sua permanenza in Italia, Ocalan risiedeva in una villa all’Infernetto. Poco distante da quella di Casal Palocco  di Alma Shalabayeva.

Il 15 febbraio 2012 esplode la vicenda dell’arresto in India dei due marò Latorre e Girone, accusati di aver ucciso ignari e pacifici pescatori scambiandoli per pirati.

Ferita ancora aperta, in cui il Governo Monti non ha fornito una prova brillante.

Basti ricordare il balletto dello scorso marzo in cui prima un Ministro (quello degli Esteri, Giulio Terzi di Sant’Agata) dichiara che i due militari (in quel momento in Italia) non sarebbero tornati in India e poi l’intero governo annuncia la decisione di rimandare indietro i due militari.

Anche in quel caso le pressioni diplomatiche di un paese estero e le minacce di ritorsioni commerciali hanno avuto un ruolo rilevante nel condizionare i comportamenti e le decisioni del Governo.

Oggi il caso Kazako. In cui, nella migliore delle ipotesi, un Ministro dell’Interno ignora quanto compiuto dalle forze di polizia che da lui dipendono.

Insomma indipendentemente dal colore politico dei governi emerge una totale inadeguatezza nel gestire situazioni di crisi internazionali, dove ai risvolti umanitari si intrecciano quelli economici e di sicurezza.

Non c’è da stare allegri…

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