Sporco Lobbista – Il blog di Fabio Bistoncini

Pubblicato da Fabio Bistoncini il 05/03/2013 & archiviato in In evidenza, Lobbying, Politica

Rappresentanza

Ieri mi è capitato di leggere un bell’articolo di Dario Di Vico sul Corriere della Sera.

Oggetto il movimento grillino, quale canale di rappresentanza del “disagio” sociale.

Quello che mi interessa, in particolare, è uno degli spunti sottolineati da Di Vico.

La sua è una proposta top down e tende ad azzerare gli organismi intermedi di ascolto e di canalizzazione del consenso.

È uno degli aspetti che avevo toccato anche nel mio libro.

La disintermediazione della società (dinamica evolutiva del nostro sistema sociale che, ovviamente, non può essere fatta risalire al Movimento 5 Stelle) determina certamente la crisi degli organismi (o corpi sociali) appunto  intermedi.

Più partecipazione diretta, meno delega. Le organizzazioni si “appiattiscono”, le persone sia aggregano sulla base di alcuni interessi specifici.

È già avvenuto negli ultimi anni in molti contesti, ad esempio associativi.

La novità, quest’anno, è che è accaduto nel campo della politica.

E francamente non capisco la sorpresa.

Se uno dei modelli di nuovi media più riusciti è quello proposto dall’Huffington Post, dove accanto ad alcune firme prestigiose (che garantiscono la “competenza”) ve ne sono centinaia di altre del tutto “sconosciute” ma che concorrono al prodotto editoriale, perchè la stessa cosa non dovrebbe valere per un partito politico?

Se gruppi di cittadini si organizzano autonomamente per chiedere all’amministrazione comunale di risolvere piccoli e grandi disagi del loro quartiere, perchè poi non fare il salto e non candidarsi in Parlamento?

Il sistema dei partiti sta vivendo la sua crisi di rappresentanza.

Ma la stessa crisi la stanno vivendo anche gli altri organismi intermedi.

Confindustria, Sindacati, Ordini Professionali, Associazioni ecc.

O cambiano, come mission e come organizzazione burocratica, adattandosi quindi ad un contesto sociale completamente trasformato, ricostruendo la propria autorevolezza e quindi la propria capacità rappresentativa, oppure sono destinati ad un inarrestabile declino.

L’esplosione elettorale dei “grillini” è il segnale dell’urgenza di questa nuova riflessione incentrata su un punto che dovrebbe essere ormai scontato: il cambiamento dunque è ormai ineluttabile.

Tempi e modi però rimangono incerti.

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