Sporco Lobbista – Il blog di Fabio Bistoncini

Pubblicato da Fabio Bistoncini il 22/07/2014 & archiviato in Politica

Il dilemma di Renzi

Finalmente siamo al redde rationem.

Fortemente voluta dal Governo Renzi, la discussione sulla riforma del Senato è entrata nel vivo, con l’approdo nell’Aula di Palazzo Madama.

Già questo evento è abbastanza “sconvolgente”:  si tratta di una vera e propria “eutanasia” quella che i Senatori sono chiamati ad approvare.

In realtà la riforma ha una portata più ampia ed investe anche il Titolo V della Costituzione, con il ripristino della competenza dello Stato su alcune materie di importanza fondamentale: energia, infrastrutture strategiche, reti di trasporto.

Era ora. Uno dei problemi di questo Paese è proprio la frammentazione di competenze decisionali.

L’attenzione però si concentra sul nuovo ruolo che avrà il Senato della Repubblica.

Il superamento del bicameralismo perfetto è una necessità avvertita da tutti: i tempi di approvazione di una legge sono eccessivamente lunghi, e questo determina il ricorso, da parte di tutti i Governi, ai decreti leggi e/o al voto di fiducia. Mortificando così il ruolo e il senso del lavoro parlamentare.

Secondo il testo approdato in Aula il Senato NON voterà la fiducia al Governo, ma conserverà un ruolo di ente legislativo solo per quanto riguarda leggi costituzionali e Trattati internazionali. Il Senato inoltre concorrerà all’elezione del Presidente della Repubblica.

Il numero dei Senatori è ridotto a 100 e non saranno direttamente eletti dai cittadini ma scelti dai Consigli regionali.

Questi i punti salienti.

E, francamente, non mi pare che si possa parlare di “svolta autoritaria”.

Comunque le perplessità e le opposizioni sono molte.

Sono stati infatti presentati 7800 emendamenti che rischiano di far saltare l’approvazione del testo entro la data ultima fissata dal Governo: 10 agosto.

A questo punto le strade sono due:

– andare allo scontro, imponendo il contingentamento dei tempi con votazioni anche in notturna e, se del caso, proseguire i lavori parlamentari fino all’approvazione, riducendo così la pausa estiva;

– cercare una mediazione, accettando alcuni emendamenti di SEL (il gruppo che ha presentato più emendamenti) per accelerare l’iter ed arrivare ad un’approvazione meno traumatica.

Una scelta non facile per Renzi.

Perchè il programa di riforme prevde che,  a settembre, si approvi la nuova legge elettorale.

Uno strappo sulla riforma Costituzionale rischia di scatenare un assalto al c.d. “Italicum”.

Al tempo stesso, dimostrare una certa arrendevolezza di fronte al Parlamento, può indebolire l’azione dello stesso Governo ed appannare la figura del premier.

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